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EXPANDED FRAMES – Nota dei curatori L’esposizione nasce dall’esigenza di mostrare e valorizzare il patrimonio audiovisivo inedito e privato recuperato nell’ambito del progetto Cinema di Famiglia - Osservatorio Reggio Emilia. Nel corso del 2008 sono state raccolte più di mille pellicole principalmente nei formati 8mm, Super8 e 16mm quali testimonianze visive sulla vita degli abitanti della città e del territorio. Pellicole da ricontestualizzare e trasferire su altri supporti e media per nuovi usi e consumi. Film di famiglia e amatoriali, che al di là delle loro funzioni sociali di autorappresentazione e di conservazione della memoria in ambito privato, in parte esaurite, oggi diventano documenti importanti a disposizione di ricercatori, filmmaker e artisti, per analisi, riflessioni e riusi diversi, come dimostrano iniziative europee e americane degli ultimi anni. È stato interessante lavorare su una pratica ancora poco esplorata: l’estrapolazione di immagini fisse a partire dai film amatoriali. La mostra Images cachées (Lussemburgo, 2008) ha già tentato un approccio analogo al nostro. Recentemente, a partire dal 2007, sono stati ingranditi, stampati e mostrati al pubblico in varie occasioni i fotogrammi dei film 8mm della famiglia circense Togni, immagini rovinate e cancellate dal tempo, ottenendo un effetto vicino al lavoro del fotografo Eric Rondepierre sui fotogrammi 35mm in decomposizione (Ass. Home Movies – Big Sur – Camera Ottica/Università di Udine). Il fotografo e documentarista Raymond Depardon ha scritto: “In queste immagini estratte da film amatoriali, ci sono talmente tante storie possibili e immaginabili che esse diventano frammenti di romanzi polizieschi, d’amore, ci sono dei momenti di vita così forti… La posizione della camera è nuova. Certo, il tempo è passato. Chi sono questi uomini e donne che filmano la nostra intimità, i nostri visi, i nostri figli, la nostra famiglia? Non c’è pudore, o forse è questa la vera vita e gli altri film sono falsi? Sì, è proprio così! La verità sta in questi film: la storia della nostra gente, delle nostre famiglie… La mia storia!”. Estrapolare fotogrammi dai film significa lavorare sulla fissità, cogliere un istante, uno sguardo, un particolare, lasciare spazio all’immaginazione di ognuno di noi. In un certo senso si nega il dispositivo cinema, fondato sul tempo in divenire, la morte al lavoro (Jean Cocteau), che invece dovrebbe preservare la vita, o meglio, la sua apparenza, nel momento stesso in cui se ne nutre: come meccanismo di morte e rinascita, di metamorfosi e come illusione di eternità. E il cinema, ci insegna Jean-Luc Godard, è verità a 24 fotogrammi al secondo. Una verità declinabile anche a 16, 18, 25, ma la velocità dipende dal momento storico e dai formati. Presi singolarmente, in coppia o triade, i fotogrammi ci possono svelare la loro natura di elementi costitutivi del cinema e le loro potenzialità come elementi separato da esso. Ricercando tra un fotogramma e l'altro, migliaia in una pellicola di pochi minuti, è possibile cogliere elementi non visibili durante la proiezione, ampliando le possibilità dello sguardo. Ma ogni fotogramma espanso, ingrandito circa 100 volte, deve poter essere messo in rapporto con la sua collocazione d’origine. L'esposizione perciò è completata da postazioni con un catalogo on line per visionare le sequenze da cui sono stati estrapolati i fotogrammi stampati. I curatori: Vanni Codeluppi, Ilaria Ferretti, Claudio Giapponesi, Francesca Morselli, Paolo Simoni |
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Saggio di Giovanni Fiorentino |
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